Problemi sociali

La situazione generale è quella di un paese che sta emergendo da un forte periodo di crisi dovuto alla guerra civile che ha parzialmente distrutto la capitale Bissau e le principali infrastrutture. Durante questo periodo anche edifici di pubblica rilevanza come ospedali e scuole sono stati distrutti, disabilitati od occupati per fini militari. Il progresso della vita civile ed economica si è fermato, come mostrano gli indicatori economici raccolti dal governo, e le esportazioni non hanno compiuto alcun progresso. Si può quindi parlare del 1999 e dell´anno 2000 come periodi della ripresa e della ricostruzione.
 

Condizioni precarie di vita

L´elevata mortalità implica dal punto di vista psicologico l´accettazione di uno stile di vita non programmato, rivolto all´immediato futuro ed al bisogno contingente. Un auspicabile miglioramento delle condizioni di salute del Paese nei prossimi dieci anni porterà alla crescita di una popolazione in media più adulta e con una speranza di vita più lunga. Ciò sarà possibile se essa sarà accompagnata da una occupazione stabile e produttiva e da un progetto individuale di vita non basato soltanto sulla fortuna e sulla precarietà.
Un altro grosso problema, connesso allo sviluppo non sostenibile, riguarda la rapida urbanizzazione della popolazione. Attualmente esiste una chiara sproporzione tra la massa di popolazione residente nella capitale Bissau – una città che continua ad allargarsi a macchia d´olio nella periferia e dov´è possibile edificare, in assenza di piani regolatori ed urbanistici, abitazioni nel corso di pochi giorni. Mentre la popolazione residente nella campagna risulta essere ancora più emarginata dai servizi e dalle comunicazioni.
 
Si provoca in tal senso uno sviluppo urbano non sostenibile. Infatti, in assenza di servizi sanitari, di acqua potabile e di fogne, la popolazione è costretta a scavare pozzi per recuperare l´acqua di cui ha bisogno, ed ad accumulare rifiuti all´aperto in mancanza di fogne. Tale situazione favorisce il pericolo del propagarsi di epidemie di tifo e di colera; quest´ultimo è considerato endemico nella zona urbanizzata.
 

Il problema dell´educazione

La guerra ha causato l´interruzione nel funzionamento del sistema di educazione pubblica, nel senso che ha reso inagibili le scuole ed ha provocato da queste le dimissioni di allievi e di insegnanti. Ciò ha significato che molti alunni che hanno dovuto allontanarsi dalle scuole elementari, rafforzando in tal modo la cultura perpetrata dalle famiglie, tendente a sacrificare la scuola per il lavoro. Anche gli insegnanti sono stati costretti a fare altri lavori dal momento in cui non ricevevano più uno stipendio regolare. L´eccessivo analfabetismo della società implica un grosso freno alla produzione ed alla installazione di nuove attrezzature ed impianti produttivi. Il ruolo dell´educazione è particolarmente importante in un paese composto per il 42% da una popolazione di età inferiore ai 15 anni. Sebbene moltissimi giovani non vadano a scuola ed incomincino a lavorare prima di compiere 10 anni, il bisogno di educazione di questa popolazione e la necessità di sottrarla ad episodi di sfruttamento del lavoro infantile sono evidenti. L´educazione della popolazione più giovane costituisce la premessa per lo sviluppo futuro ed il requisito indispensabile per essere utilizzata nelle occupazioni professionali più qualificate. L´analfabetismo è particolarmente diffuso in quanto il 46% della popolazione non sa né leggere, né scrivere.
L´analfabetismo è più diffuso tra le donne, tenute lontane dalle scuole per motivi ed impegni familiari. La loro istruzione viene, comunque, interrotta quando si sposano. La diffusione dell´analfabetismo tra le donne costituisce anche una delle cause della mortalità infantile, in quanto mancano le capacità di curare la salute dei piccoli in base alle indicazioni della medicina moderna, come ad esempio effettuare le vaccinazioni preventive, seguire una corretta dieta alimentare, ecc.
 
Oltre l´analfabetismo, esiste anche un considerevole frazionamento linguistico nella popolazione che ha adottato il Portoghese come lingua ufficiale. Il Creolo risulta comunque la lingua più diffusa tra i gruppi etnici, anche se nei villaggi prevalgono le lingue locali proprie di ciascuna etnia.